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La piccola cittadina santantonese offre al visitatore mille e inaspettati bellissimi scorci.

Villa Casalotto è quanto rimane di un vasto possedimento agricolo (27 ettari), coltivato a vigneto, appartenente all’illustre famiglia dei Casalotto. La proprietà, una residenza di campagna con annesso un parco di inizio Novecento, sviluppato su preesistenze sei-settecentesche, sembra rappresenti il nucleo di fondazione del comune di Aci S. Antonio ed è andata riducendsi drasticamente in seguito all’intensa urbanizzazione del territorio, oggi in gran parte lottizzato e attraversato dall’autostrada Catania-Messina. Allo stato attuale, la Villa si estende per 21.500 mq e risulta costituita da un vasto giardino(oggetto di studi da parte del dipartimento di botanica dell' Università di Catania per la presenza di molteplici tipologie di rare piante) e dai ruderi degli antichi edifici. Questi comprendevano gli alloggi signorili e quelli di servizio, nonché una piccola scuderia e varie attrezzature sportive. Era, inoltre, presente un palmento, rimasto attivo fino al 1975 , con annessa una grande cantina. Isolata, a una certa distanza dalle abitazioni, si trovava una grande cappella neogotica che ancora oggi domina il parco. Le costruzioni erano state realizzate facendo largo uso di pietra lavica, marmi e pietra bianca di Siracusa.
Sono presenti inoltre altri edifici come Palazzo Riggio-Carcaci (o villa Paternò-Carcaci), Palazzo Amico, l'ex sede comunale risaliente ai primi del '700 (oggi sede della biblioteca), Palazzo Spitaleri, Casa Maugeri avente il più bel portale in pietra lavica della cittadina (oggi adibito a caserma dei carabinieri), il collegio della "Santa Maria della Provvidenza" risaliente ai primi dell'Ottocento, Palazzo Puglisi risaliente alla metà del '700 a testimonianza del ricco patrimonio barocco santantonese.

Le chiese

A ciò si aggiunge l'ancor più ricco patrimonio di chiese come la Chiesa Madre del santo patrono Sant'Antonio abate la cui ricostruzione risale alla metà del Seicento ma con origini assai più antiche(prima del 1530 circa), la chiesa di San Michele Arcangelo risaliente alla fine del Seicento, la chiesa di San Biagio di cui si han tracce sin dal 1592,la chiesa di S.Maria delle Grazie risaliente al 1690 circa.

Religione e Folklore

Sant'Antonio Abate è tra i santi più celebrati nell'Italia meridionale e in Aci Sant'Antonio, che in onore al divino egiziano cambiò nel 1400 il nome originario di borgata Casalotto. Non si conosce con precisione la data d'inizio del culto di S.Antonio, della costruzione della prima Chiesa, del suo ampliamento e della giurisdizione che aveva il sacerdote che l'officiava. Il canonico Raciti ci fa sapere che la Chiesa di Casalotto era antica quanto il primo villaggio di Casalotto (intorno all'anno 1000) e che essa venne elevata a Chiesa Sacramentale nel 1556 da Mons. Caracciolo, vescovo di Catania. Non possediamo altri documenti se non quello, assai prezioso, che si riferisce al Decreto emanato dal Vicario di Catania nel 1563. In esso, datato 10 gennaio 1563, si legge che il Vicario Generale di Catania concede agli abitanti di Casalotto il permesso di portare in processione il 17 gennaio di ogni anno la Statua del Patrono S. Antonio Abate.

La festa del santo patrono, Sant'Antonio abate, si svolge dal 1563 ancora oggi con solenni festeggiamenti il 17 gennaio di ogni anno. Dal '700 alla processione religiosa si aggiungono 4 candelore (scolpite nel legno e riccamente adornate) che seguono il persorso della "vara" del santo (risaliente al 1563 circa). Veri e propri monumenti dell'arte e della storia santantonese. (la "vara" dela santo patrono).Ogni due anni, tra il mese di luglio e agosto, si svolge la "La Grande Festa Estiva di Sant'Antonio Abate".

Le Candelore o Cerei

Queste sono delle particolari costruzioni votive molto riccamente scolpite e dipinte in oro e smalti multicolori le quali, a rappresentanza di quattro categorie sociali :Cereo degli agricoltori della piana di Cataniadal 1971 cereo degli impiegati, Cereo dei carrettieri Cereo dei contadini ("u tronu" .E' alta quattro metri circa e pesa, a dire dei più anziani, tra i novecento e i mille chili.) Cereo dei mastri o artigiani.Essi vengono portati a spalla da un gruppo di portatori scelti ('a chiurma); per l'occasione le candelore, o cerei, vengono addobbate con fiori e luci e portate in giro per il paese precedendo durante la processione la statua del Santo(datata intorno al 1563). Nel 1600, a Catania, troviamo questi ceri riccamente ornati detti candelore o gigli offerti alla Vergine Agata. La tradizione vuole che questi ceri fatti dalla cera delle api, fossero particolarmente pesanti e riccamente ornati a tal punto da richiedere più portatori. Fu il Settecento il secolo in cui questi ceri ornati furono muniti di struttura in legno. Questa usanza catanese di devozione si diffuse rapida nei paesi etnei; infatti anche i santantonesi offrirono al loro patrono dapprima sei ceri i poi otto come ci riferisce la misura minuta del 1774. Solo alla fine del secolo e all’inizio di questo le otto torce di cera d’api dipinte e sostenuto in una struttura in legno furono sostituite in vere e proprie opere d’arti in legno scolpito e dorato che portano, nella parte terminale, il chiaro segno della torcia in cera che viene attualmente nascosta da una corona in legno dorato riccamente colorata.

Il carretto siciliano

Non tutti sanno che Aci S.Antonio è la patria del carretto siciliano. Ancora conserva botteghe in cui è possibile ammirare la sapiente e spettacolare arte dei maestri "carradori" e dei maestri pittori (come Nerina Chiarenza e Domenico Di Mauro). Sulle sponde dei carretti vengono raffigurate le ormai celebri scene appartenenti alla tradizione cavalleresca (Orlando, Carlo Magno) e personaggi come Sant'Alfio e i suoi fratelli, Sant'Agata e Santa Rosalia. 

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