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La criminalità a Catania sta aumentando. E proprio alcuni giorni fa, il titolare del portale Cataniacentro.com è stato aggredito, nei pressi di via Plebiscito mentre insieme ad un collaboratore, stava effettuando un inchiesta sullo spaccio di Cocaina che avviene a ridosso dei quartieri che attorniano il famoso “Tunniceddu a plaia”. Un gruppo di giovani delinquenti,

a cui il sign. Luca Conti stava facendo alcune domande, mentre “esercitavano” il loro lavoro, si sono insospettiti, e indispettiti dalle domande e dalla curiosità del Direttore del portale lo hanno aggredito con violenza, causandogli la frattura del naso e varie ferite al viso, per fortuna senza causare danni permanenti. A dimostrazione di una criminalità, che seppur placata (vedi articolo in home page) dalla maggiore presenza delle forze dell’ordine, rischia di rovinare una Città che dovrebbe, vivere di turismo.  Ma chi sono gli aggressori del Direttore Conti Luca, per chi lavorano e perché, nonostante siano sempre negli stessi luoghi alle stesse ore non vengono fermati dalle forze dell’ordine? Nel tentativo di tracciare un identikit dello spacciatore medio appartenente ai rioni più poveri di Catania (San cristoforo, Librino, Picanello tanto per citarne alcuni), non possiamo che intenerirci in fondo. Sono ragazzi cresciuti nell’ignoranza e nella violenza, abituati al culto della criminalità fin da piccoli spesso figli di delinquenti, che come in una sorta di distorta eredità si trasmettono, di generazione in generazione, “la cattiva abitudine” del crimine.  Hanno spesso un rapporto controverso con le istituzioni e soprattutto con le forze dell’ordine, che vedono ingenuamente, responsabili della loro situazione di degrado, non comprendendo magari, che l’azione politica e non certo quella di polizia semmai, può avere delle responsabilità sul mancato sviluppo di alcune aree ed il conseguente degrado che ne deriva. Ragazzi che dai 16 ai 30 anni, posti agli angoli di punti strategici della città, vendono dosi di droga, di ogni tipo, al sempre maggiore pubblico di consumatori. Dell’introito guadagnato, solo una piccola parte andrà a loro, il resto, verrà intascato dalle famiglie mafiose locali. 

Mi chiedo adesso, perché i poliziotti di quartiere non si fanno mai delle sane passeggiate proprio in quei punti risaputi, dove maggiormente si concentra lo spaccio e la violenza? Durante il pestaggio del Sign. Conti, nessuna presenza delle forze dell’ordine è stata notata. Eppure pattuglie in abbondanza sono massicciamente presenti in punti dove al massimo, passa la famigliola e il vecchietto con il cane. Mi piacerebbe sapere, chi traccia i percorsi delle unità in pattuglia a Catania? Ma soprattutto, per chi lavora? Spero, per lo stato.